Associazione Gli Stelliniani
Volume Il liceo classico ‘Jacopo Stellini’. Duecento anni nel cuore del Friuli

Volume Il liceo classico ‘Jacopo Stellini’. Duecento anni nel cuore del Friuli

Sabato 2 ottobre 2010 è stato presentato al Palamostre il corposo volume Il Liceo Classico ‘Jacopo Stellini’. Duecento anni nel cuore del Friuli, costato svariati anni di lavoro, composto com’è di interventi di sessanta autori coordinati dal curatore, Federico Vicario, e dalla presidente dell’Associazione “Gli Stelliniani” (motore dell’iniziativa), Elettra Patti, già docente di Lettere Classiche del nostro Liceo, che hanno dedicato tante energie per portare a compimento questo tomo di quasi 700 pagine, belle dense e corredate di immagini (circa 400).

Il tutto si è svolto in modo ufficiale ed insieme partecipato e caloroso nel corso di una animata serata, allietata dall’esibizione di una rappresentanza del coro e dell’orchestra del Liceo, ormai apprezzato sul piano musicale, e contrappuntata da tanti interventi coordinati dal giornalista stelliniano Davide Vicedomini a partire da quello del relatore ufficiale, il prof. Alessio Persic, stelliniano e docente dell’Università Cattolica di Milano, che ha impostato la sua dotta presentazione, divisa in più segmenti, in accordo con le diverse sezioni in cui è stato articolato il volume. Sono quindi seguite le letture di Gianni Cianchi,  Stefania Pontecorvo e Franco Romanelli (stelliniani anche loro, perbacco!), tratte dai testi contenuti nel volume fresco di stampa. Con notevole bravura essi hanno saputo evocare tramite le loro voci, facendo compiere un magico e commovente viaggio nel tempo e nella memoria collettiva, figure indimenticabili non solo di docenti, studenti, ma pure della mitica segretaria Elvina Del Negro e dei Chiarandini, prestigiosa dinastia di bidelli, ecc.

Dopo le parole introduttive del dott. D’Agostini, presidente della Fondazione CRUP, che ha sponsorizzato insieme a Regione e Provincia il voluminoso tomo edito dalla Forum di Udine, hanno preso la parola Elena Lizzi, assessore provinciale alla cultura, che ha ricordato il ruolo della scuola in rapporto al territorio, Pietro Biasiol, direttore dell’Ufficio scolastico provinciale, e il sindaco di Udine, Furio Honsell, che con arguzia s’è chiesto quanto Jacopo Stellini debba la sua fama alla prestigiosa scuola udinese, perché sicuramente il suo nome non sarebbe giunto ai posteri per le sue speculazioni filosofiche, mentre è ormai indissolubilmente associato ad una delle grandes écoles del nostro territorio. Ciò gli ha garantito fama imperitura: potenza di un destino imprevedibile!

Il nome dello Stellini evoca istintivamente storie, personaggi, racconti, e alcune di queste illustri figure, Annamaria Veneroso Zuccato e Lino Comand, sono state ricordate da Daniele Picierno. Ad esse ognuno ha potuto accostare quelle di tanti altri, a rinsaldare il legame particolare che si instaura tra chi è stato stelliniano e l’istituzione ove si è formato. Chi era presente ha voluto rinnovarlo e ribadirlo con affetto: non si è trattato solo di una scuola, ma di una palestra di vita e di ricerca, e di un punto di riferimento culturale ed affettivo rimasto come una bussola anche nei percorsi che sono stati poi intrapresi da ciascuno dei diplomati (tantissimi, ricordati negli appositi elenchi, dal 1919 al 2009, inseriti alla fine del volume, insieme con quelli dei docenti che hanno prestato il loro servizio nell’Istituto, anche per un solo anno, liste non meramente burocratiche di nomi annotati con puntiglio e fatica in tante lunghe ore di trascrizione da parte di varie generose colleghe, del cui operato tantissimi saranno riconoscenti ritrovando se stessi, i loro cari, le persone che hanno conosciuto e stimato).

Ne è uscito il ritratto di un liceo al passo coi tempi, come ha ribadito la preside attuale, prof.ssa Giovanna Marsoni, a dispetto di chi l’ha sempre voluto vedere solo come rivolto al passato, mentre – in accordo con la sua natura bifronte – è sempre proteso verso il futuro, ancorché incerto, per raccogliere la sfida di continuare a restare una scuola sensibilmente aperta verso le occasioni che di volta in volta si presentano, in scambi fecondi con altre realtà (gemellaggi con scuole straniere, rapporti con l’Università, con enti esterni…), affacciata ai cambiamenti che coinvolgono questo come gli altri istituti, per esempio in occasione della riforma scolastica appena avviata.

Dal volume esce il ritratto di un istituto sì di orientamento classico, ma dotato di varie sfaccettature, polivalente, perché nel corso del tempo si sono promossi interventi in variegati settori come quello teatrale (dall’esperienza del Palio, nata negli anni ’70 del Novecento,  ai Laboratori in rete, al Progetto Theatron) o artistico-musicale (coro e orchestra sono diventati ormai un’istituzione con esibizioni acclamate anche al di fuori degli appuntamenti scolastici canonici). Una scuola vivace e attiva, cresciuta anche grazie ai dialoghi interculturali e trasversali, tramite progetti che l’hanno relazionata sempre più col mondo esterno e aperta verso esperienze inedite.

Ora il volume che ha visto finalmente la luce – grazie all’impegno di una schiera di autori che hanno accettato di contribuire ciascuno col proprio tassello alla realizzazione di un grande mosaico – testimonia non tutto (non sarebbe umanamente possibile!) di quell’inestricabile intreccio di vicende nel sapere che non solo si è sviluppato in esperienze private ma si è anche riversato in quelle collettive, perché buona parte dello Stellini si prolunga nell’esperienza del sociale e si compie nella storia della città e del Friuli tutto.

Un vero e proprio Bildungsroman, che lievita ben oltre le quasi 700 pagine che lo riassumono. Manet et manebit. E riguardo agli anni: per ora sono solo duecento, ma non ci si ferma di certo qui! Augurando  lunga vita allo Stellini, possiamo già leggere in questo libro – che viene di per se stesso a costituire una parte importante della sua vicenda – i capitoli fondativi per comprenderne meglio i caratteri e immaginare la sua evoluzione nel domani.